mercoledì 23 marzo 2011

Alcune Delizie Cinesi

Quello Cinese e` uno dei popoli piu` ospitali al mondo, e sicuramente tra i migliori ristoratori del mondo. Ultimamente ho notato come troppo spesso si leghi la cucina cinese a "cani scuoiati vivi", "topi", "vemi" e gli immancabili "bambini bolliti". A parte il fatto che ad altri popoli fa ribrezzo sapere che in Italia si mangiano cavalli, conigli e affini, questi preconcetti sulla cucina cinese e sui cinesi sono assolutamente infondati, irrazionali e soprattutto falsi. Come prova, a parte che io ci vivo da 8 anni e sto ingrassando in modo direttamente proporzionale, vorrei presentare alcuni fra i piatti cinesi che mi piacciono di piu`.
Come disse un famoso antropologo "Good to think, good to eat" quel che e` bello da pensare e` buono da mangiare. Vediamo di sfatere un po di questi preconcetti cominciando da : 


杂酱面 si pronuncia za gian mien 
spaghetti con salsa di carne, buonissimi

包子si pronuncia bao z 
ottimi per la colazione, ma anche per uno spuntino, un hamburger cinese cotto al vapore...


饺子 si pronuncia giao z,
sono I ravioli cinesi, si mangiano intingendoli in olio di soia aceto e aglio, ottimi e economici

羊肉串 si pronuncia Ian ro cuen
li vendono per strada, quello che vedi sotto e` il pane, BUONISSIMI e costano pochissimo, assolutamente da provare!
小笼包 si pronuncia Sciao Lon Bao,
come I ravioli ma dentro hanno un po di brodo, da provare assolutamente

酸辣汤 si pronuncia suan la tan,
Ottima in inverno nel caso fosse freddo, e` una zuppa fatta con tofu funghi carne un po piccante e un po agra per via dell’aceto.

北京烤鸭 si pronuncia bei gin cao ia,
 e` l’anatra alla pechinese, questa va mangiata per forza perche` e` buonissima,
non sara` economica come gli altri piatti ma son soldi spesi piu che bene


Per adesso cosi, conoscere un'altra cultura, un altro paese - andando oltre il turismo mordi e fuggi che impera ormai nel mondo, non solo occidentale -   e` un'avventura che spesso cambia la vita, o che comunque la arricchisce. Io credo che partire dal cibo per cominciare a conoscere (conoscere, poi si potra apprezzare o disprezzare) e` un buon modo e un gustoso punto di partenza!!
Buona lettura e speriamo......buon appetito

p.s. la romanizzazione e` fatta come se dovesse pronunciarla un italiano

giovedì 3 marzo 2011

8/3/2011: Giornata internazionale della donna


Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso 
sei un granello di colpa 
anche agli occhi di Dio 
malgrado le tue sante guerre 
per l'emancipazione. 
Spaccarono la tua bellezza 
e rimane uno scheletro d'amore 
che però grida ancora vendetta 
e soltanto tu riesci 
ancora a piangere, 
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli, 
poi ti volti e non sai ancora dire 
e taci meravigliata 
e allora diventi grande come la terra 
e innalzi il tuo canto d'amore. 
(Alda Merini) 

venerdì 11 febbraio 2011

Il Partito della Liberta` (mutanda mutandum)

Anche al costo di regalare al TGCom del “Compagno Straccio” ex Lotta Continua, oggi Paolo Liguori, contatti in più che non avrebbe avuto mai, devo raccomandare caldamente una visione di questa bella iniziativa a tutti coloro he desiderino vedere in faccia finalmente il popolo berlusconiano. Fatevi forza.

mercoledì 9 febbraio 2011

A mia moglie

Ci sono mattine
in cui ti guardo dormire,
in cui mi perdo nei riflessi
dei tuoi capelli di Yemanjia dormiente.
Verrebbe voglia di fermarsi
e che restasse mattina per sempre

Litania, di Giorgio Caproni



Genova mia città intera.
Geranio. Polveriera.
Genova di ferro e aria,
mia lavagna, arenaria.
Genova città pulita.
Brezza e luce in salita.
Genova verticale,
vertigine, aria scale.
Genova nera e bianca.
Cacumine. Distanza.
Genova dove non vivo,
mio nome, sostantivo.
Genova mio rimario.
Puerizia. Sillabario.
Genova mia tradita,
rimorso di tutta la vita.
Genova in comitiva.
Giubilo. Anima viva.
Genova in solitudine,
straducole, ebrietudine.
Genova di limone.
Di specchio. Di cannone.
Genova da intravedere,
mattoni, ghiaia, scogliere.
Genova grigia e celeste.
Ragazze. Bottiglie. Ceste.
Genova di tufo e sole,
rincorse, sassaiole.
Genova tutta tetto.
Macerie. Castelletto.
Genova d'aerei fatti,
Albaro, Borgoratti.
Genova che mi struggi.
Intestini. Caruggi.
Genova e così sia,
mare in un'osteria.
Genova illividita.
Inverno nelle dita.
Genova mercantile,
industriale, civile.
Genova d'uomini destri.
Ansaldo. San Giorgio. Sestri.
Genova in banchina,
transatlantico, trina.
Genova tutta cantiere.
Bisagno. Belvedere.
Genova di canarino,
persiana verde, zecchino.
Genova di torri bianche.
Di lucri. Di palanche.
Genova in salamoia,
acqua morta di noia.
Genova di mala voce.
Mia delizia. Mia croce.
Genova d'Oregina,
lamiera, vento, brina.
Genova nome barbaro.
Campana. Montale, Sbarbaro.
Genova dei casamenti
lunghi, miei tormenti.
Genova di sentina.
Di lavatoio. Latrina.
Genova di petroliera,
struggimento, scogliera.
Genova di tramontana.
Di tanfo. Sottana.
Genova d'acquamarina,
area, turchina.
Genova di luci ladre.
Figlioli. Padre. Madre.
Genova vecchia e ragazza,
pazzia, vaso, terrazza.
Genova di Soziglia.
Cunicolo. Pollame. Trilia.
Genova d'aglio e di rose,
di Pré, di Fontane Masrose.
Genova di Caricamento.
Di Voltri. Di sgomento.
Genova dell'Acquasola,
dolcissima, usignuola.
Genova tutta colore.
Bandiera. Rimorchiatore.
Genova viva e diletta,
salino, orto, spalletta.
Genova di Barile.
Cattolica. Acqua d'Aprile.
Genova comunista,
bocciofila, tempista.
Genova di Corso Oddone.
Mareggiata. Spintone.
Genova di piovasco,
follia, Paganini, Magnasco.
Genova che non mi lascia.
Mia fidanzata. Bagascia.
Genova ch'è tutto dire,
sospiro da non finire.
Genova quarta corda.
Sirena che non si scorda.
Genova d'ascensore,
paterna, stretta al cuore.
Genova mio pettorale.
Mio falsetto. Crinale.
Genova illuminata,
notturna, umida, alzata.
Genova di mio fratello.
Cattedrale. Bordello.
Genova di violino,
di topo, di casino.
Genova di mia sorella.
Sospiro. Maris Stella.
Genova portuale,
cinese, gutturale.
Genova di Sottoripa.
Emporio. Sesso. Stipa.
Genova di Porta Soprana,
d'angelo e di puttana.
Genova di coltello.
Di pesce. Di mantello.
Genova di lampione
a gas, costernazione.
Genova di Raibetta.
Di Gatta Mora. Infetta.
Genova della Strega,
strapiombo che i denti allega.
Genova che non si dice.
Di barche. Di vernice.
Genova balneare,
d'urti da non scordare.
Genova di "Paolo & Lele".
Di scogli. Furibondo. Vele.
Genova di Villa Quartara,
dove l'amore s'impara.
Genova di caserma.
Di latteria. Di sperma.
Genova mia di Sturla,
che ancora nel sangue mi urla.
Genova d'argento e stagno.
Di zanzara. Di scagno.
Genova di magro fieno,
canile, Marassi, Staglieno.
Genova di grige mura.
Distretto. La paura.
Genova dell'entroterra,
sassi rossi, la guerra.
Genova di cose trite.
La morte. La nefrite.
Genova bianca e a vela,
speranza, tenda, tela.
Genova che si riscatta.
Tettoia. Azzurro. Latta.
Genova sempre umana,
presente, partigiana.
Genova della mia Rina.
Valtrebbia. Aria fina.
Genova paese di foglie
fresche, dove ho preso moglie.
Genova sempre nuova.
Vita che si ritrova.
Genova lunga e lontana,
patria della mia Silvana.
Genova palpitante.
Mio cuore. Mio brillante.
Genova mio domicilio,
dove m'è nato Attilio.
Genova dell'Acquaverde.
Mio padre che vi si perde.
Genova di singhiozzi,
mia madre, Via Bernardo Strozzi.
Genova di lamenti.
Enea. Bombardamenti.
Genova disperata,
invano da me implorata.
Genova della Spezia.
Infanzia che si screzia.
Genova di Livorno,
Partenza senza ritorno.
Genova di tutta la vita.
Mia litania infinita.
Genova di stocafisso
e di garofano, fisso
bersaglio dove inclina
la rondine: la rima.

sabato 22 gennaio 2011

Antonio Gramsci, lettera alla madre del 10 maggio 1928



gramsci
Cara mamma, vorrei per essere tranquillo, che tu non ti spaventassi o ti turbassi troppo qualunque condanna siano per darmi. Che tu comprendessi bene anche col sentimento, che io sono un detenuto politico e sarò un condannato politico, che non ho e avrò mai da vergognarmi di questa situazione. Che, in fondo, la detenzione e la condanna le ho volute io stesso, in certo modo, perchè non ho mai voluto mutare le mie opinioni per le quali sarei disposto a dare la vita e non solo a stare in prigione. Che perciò io non posso che essere tranquillo e contento di me stesso.
Cara mamma, vorrei proprio abbracciarti stretta stretta perché tu sentissi quanto ti voglio bene e come vorrei consolarti di questo dispiacere che ti ho dato: ma non potevo fare diversamente.
La vita é cosi’, molto dura, e i figli qualche volta devono dare dei grandi dolori alle loro mamme, se vogliono conservare il loro onore e la loro dignità di uomini.

giovedì 6 gennaio 2011

Dalla lettera di don Lorenzo Milani a don Piero (Esperienze pastorali, pp.443-471).


"Caro Piero, Cesare m'ha detto che quando ti raccontò dell'atteggiamento che ho preso di fronte a un industriale e agli industriali in genere, restasti un po' turbato. .................. Ma l'ordine si sa non è un concetto univoco. Se lo violano i poveri è attentato allo Stato. Se lo violano i ricchi è la Congiuntura Economica, è un complesso di cose complicate che noi campagnoli non si possono intendere.
Ma torniamo a Mauro. A furia di far 12 ore, s'era ridotto da far spavento. Poi gli si ammalò il babbo. Fu in quei giorni che sentii dire che il Baffi assume.
Ci andai di corsa. Raccomandare sul lavoro è un delitto, lo so, ma in quel caso non potetti resistere alla tentazione. ..... Dissi solo che aveva il babbo malato, che lavorava dai terzi senza libretto, che così non poteva andare avanti, che conl libretto tirerebbe gli assegni e le medicine e ogni cosa...
M'interrompe: "E' inutile Padre che s'affatichi a raccontarmi. La mia amministrazione non puo' interessarsi a nessun motivo umanitario. Lei mi capirà certo. Qui c'è una legge sola: il bene dell'Azienda. Che poi è il bene di tutti. Il ragazzo è in prova. Ma gli dica che non ammetto scioperi. Al primo sciopero vola".
E' come se m'avesse colpito allo stomaco. "Ma almeno, balbetto, mi dica che è sicuro di assumerlo. Se no, non può lasciare i terzi. Ha la famiglia troppo gravosa per mettersi a questi rischi".
"Padre io non posso assicurargli nulla. Io ne licenzio 5 o 6 a settimana e ne assumo altrettanti. Il lavoro a me non manca mai. Ma da me c'è un sistema speciale. A me piace l'ordine, la disciplina. Son sicuro che anche lei, Padre, la pensa come me".
Io penso invece all'art. 40 della Costituzione: il Diritto di sciopero.Possibile che il Baffi, uno stupido piccolo privato possa beffare così una legge che un popolo s'è data? Che un popolo ha pagato così cara: sangue, fame, guerra civile, elezioni tanto sofferte da ogni parte. E poi non è una legge qualsiasi. È quella che il Cristo attendeva da noi da secoli, perché è l'unica che ridia al povero un volto quasi d'uomo. Non gli riconoscerà ancora il potere sopra le cose. Ma almeno sul suo lavoro: di darlo o non darlo quando gli pare.
Ma no, Baffi, non ti meriti che queste cose io te le dica in faccia. Avresti troppa soddisfazione mettendomi per strada Mauro e ridendoti di me e dei miei sogni. ............... ".
don Lorenzo Milani